Recensione di “Wonder” di R.J. Palacio

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Titolo: “Wonder”
Titolo originale: “Wonder”
Autore: R.J. Palacio
Genere: romanzo per ragazzi
Luogo e anno di pubblicazione: Stati Uniti d’America, 2012

So di non essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l’Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro.
Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzini normali tra urla e strepiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano.
Se trovassi una lampada magica e potessi esprimere un desiderio, vorrei avere una faccia così normale da passare inosservato. Vorrei camminare per strada senza che la gente, subito dopo avermi visto, si volti dall’altra parte. E sono arrivato a questa conclusione: l’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale.”

TRAMA
August Pullman, soprannominato Auggie, è un bambino nato con una malformazione facciale che, dopo anni passati in casa e protetto dalla sua famiglia, deve affrontare per la prima volta la scuola.
Nonostante la sfortuna e i giudizi delle persone, Auggie ha degli amici e una famiglia meravigliosa che cercheranno di aiutarlo nei momenti felici e meno felici dell’anno scolastico.
Il libro è diviso in otto parti, e ogni parte viene raccontata da un personaggio e introdotta da una citazione tratta da una canzone che fa da colonna sonora a questa storia molto speciale.

“La mamma ha sempre avuto questa abitudine di chiedermi come mi sentissi rispetto a una certa cosa su una scala da uno a dieci. Tutto è cominciato dopo l’operazione alla mascella, quando non potevo parlare perché avevo la bocca cucita con del filo metallico.
Mi avevano preso un pezzo di osso dal bacino e lo avevano inserito nel mento per farlo sembrare più normale, perciò sentivo male in un sacco di posti. La mamma indicava un punto delle medicazioni, e dovevo alzare le dita per dirle quanto mi faceva male. Uno significava pochissimo. Dieci significava tantissimo. Poi, quando il dottore passava per il suo giro, la mamma gli diceva se c’erano punti da sistemare o cose simili. La mamma in certi casi è diventata proprio brava a leggermi nel pensiero.”

AUTORE
R.J. Palacio è una scrittrice e grafica americana nata nel 1963.
Oltre al suo best-seller “Wonder”, ha pubblicato anche tre libri dove viene raccontata la storia di Auggie dal punto di vista di alcune persone che hanno conosciuto il ragazzino: “Il libro di Julian”, “Il libro di Christopher”, “Il libro di Charlotte”.
Oltre a questi tre libri, è stato pubblicato in Italia “365 giorni con Wonder”, un libro con tutti i precetti del professore di Auggie.
In Italia, tutti i libri sono stati pubblicati dalla Giunti Editore.

ADATTAMENTO CINEMATOGRAFICO
Il libro è stato oggetto di un adattamento cinematografico uscito nel Novembre 2017 negli Stati Uniti e nel Dicembre dello stesso anno è arrivato nelle sale italiane.
Diretto da Stephen Chbosky (“Noi siamo infinito”), nel cast troviamo Jacob Tremblay, che interpreta il piccolo Auggie e Julia Roberts, che ha il ruolo della sua mamma.

COMMENTO PERSONALE
Questa storia, così attuale e profonda, merita un’attenta lettura e una conseguente riflessione, in quanto è un libro che ci vuole insegnare tante cose… una su tutte, quella di non giudicare una persona per l’aspetto esteriore e per il suo passato.
Lo raccomando a tutte le età, dai 10 anni in su soprattutto, perché a mio parere questo libro non deve essere solo letto dai bambini, ma anche dai loro genitori.
Se a me è piaciuto? Si, mi è piaciuto un sacco! Anzi, l’ho adorato!

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Recensione di “A regola d’arte” di Stefano Tura

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Titolo: “A regola d’arte”
Autore: Stefano Tura
Genere: Thriller
Luogo e anno di pubblicazione: Italia, 2018

“La testa pende da un lato, appoggiata alla grossa corda che stringe il collo, le cui vene sono esplose. La pelle sotto il mento, strizzata dalle fibre ruvide dalla corda, è di colore blu. Il sangue ha disegnato un reticolo irregolare sotto l’epidermide, trasformandola in una sorta di mappa fluviale. Dalla bocca, aperta e contorta, fuoriesce un filo denso di bava giallastra che si insinua tra l’angolo basso delle labbra e la lingua che, ormai priva di colore, fa capolino tra le fauci aperte.
Gli occhi sono sbarrati e iniettati di sangue. I capillari sono scoppiati e l’iride ha già cominciato a perdere colore. Il resto del corpo è immobile, appeso a una putrella di ferro grazie a una cima da scotta intrecciata per barche a vela. I piedi sono a circa un metro e sessanta centimetri da terra. Le braccia pendono lungo i fianchi. Le dita delle mani sono nere e gonfie. È buio e la sagoma che scende dal soffitto riflette la sua ombra sul pavimento nell’unico taglio di luce che rischiara parzialmente quello spazio enorme.”

TRAMA
Londra, Browns Arbiter Gallery: tutto è pronto per il lancio di “Life, Death and Accidental Resurrection” quando, a guastare l’aria di festa della serata, ecco il ritrovamento di un cadavere vestito in maniera elegante. All’inizio si pensa che possa trattarsi di una trovata in occasione dell’esposizione artistica alla quale sono presenti le personalità diplomatiche della comunità italiana di Londra. Ad un tratto, tutto cambia: il panico prende piede nella galleria e la folla è disposta a fare qualsiasi cosa pur di scappare dalla macabra scena del crimine.
Le indagini, affidate all’ispettore James Riddle, non si rivelano per nulla semplici: la vittima dell’efferato omicidio è un imprenditore italiano che era espatriato a Londra; i presenti alla serata, molto vicini alla politica britannica, non ne vogliono affatto sapere dell’intromissione di estranei nelle proprie vite. Ad aiutare Riddle nelle indagini ci pensano due uomini che abbiamo già conosciuto in “Il principio del male”: Peter McBride, un ex ragazzo di strada riabilitato dalla polizia e Alvaro Gerace, un commissario bolognese alla continua ricerca della verità riguardo una serie di misteriose sparizioni di bambine che collegano l’Italia al Regno Unito.

“D’improvviso un urlo agghiacciante, proveniente dall’altra parte del ristorante, rimbalza nella sala. Molti degli ospiti rimangono sbalorditi. Riddle scatta in piedi e con lui il consigliere Albertario. Si precipitano entrambi fuori dalla stanza in direzione del luogo da cui è partito quel grido disumano. L’ambasciatore Sermonti cerca di tranquillizzare come può il ministro Wilson che si guarda intorno preoccupato. La guardia del corpo di Costantino Vitiello estrae la pistola e raggiunge con un balzo il tavolo in cui siede l’imprenditore italiano, mettendosi davanti a lui per fargli scudo con il corpo. Alcuni degli invitati cominciano ad alzarsi e a cercare una maniera per andarsene il più presto.
Riddle irrompe per primo nell’ufficio del proprietario del ristorante e trova Anita, rannicchiata in un angolo, che sta piangendo disperata. A terra, accanto a lei, c’è Alberto Serrano che giace in un lago di sangue. Ha la testa rivolta verso l’alto, le braccia lungo il corpo, le gambe piegate e gli occhi sbarrati. Un coltello da cucina, di quelli per sfilettare il pesce, gli attraversa la gola da parte a parte.” 

AUTORE
Stefano Tura, classe 1961, è un giornalista e scrittore italiano.
Oggi impegnato nelle vesti di corrispondente della Rai per il Regno Unito e l’Irlanda, ha iniziato la sua carriera da giornalista al quotidiano locale “Il Resto del Carlino”. Nel 1989 avviene la chiamata in Rai, dove lavora prima alla sede regionale dell’Emilia-Romagna e poi alla sezione “Esteri” del Tg1, raccontando i territori martoriati dalla guerra come Kosovo (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003) e Sudan (2004).
Nel 2006 si trasferisce a Londra, dove vive attualmente. Ha raccontato numerose vicende che hanno coinvolto il Regno Unito tra cui il referendum per l’uscita dall’Unione Europea nel 2016 e la serie di attentati terroristici che hanno coinvolto le città di Londra e Manchester nel 2017.
Oltre ad occuparsi del giornalismo, è anche un apprezzato scrittore di noir: nel 2001 pubblica il suo romanzo d’esordio “Il Killer delle Ballerine”, seguito da “Non spegnere la luce” (2003) e “Arriveranno i fiori del sangue” (2005).
Nel 2014, pubblica il primo libro appartenente al duo “Gerace&McBride”, “Tu sei il prossimo” e nel 2016 il suo seguito “Il principio del male”, da me precedentemente recensito.
Inoltre, nel 2017, insieme ad altri autori noir di importanza nazionale, prende parte all’antologia “Notti oscure”, edita da La Corte Editore i cui proventi sono andati in beneficenza per l’associazione “I Love Norcia”.

PARERE PERSONALE
Come in “Il principio del male”, che ho avuto modo di leggere e recensire, ci ritroviamo catapultati in un Regno Unito completamente differente da quello che molti immaginano.
Questo libro, come il precedente, mi ha lasciata senza parole per i continui colpi di scena nella storia e il realismo nel racconto delle vicende; le meticolose descrizioni delle scene del crimine, dei momenti che si susseguono nel libro e dei luoghi dove è stato ambientato il romanzo mi hanno fatto vivere la storia come se fosse ambientata nella realtà, da cui l’autore prende sempre più ispirazione. A differenza di altri libri dello stesso genere, con questo ho vissuto più emozioni e soprattutto, ho sofferto con i protagonisti per cercare la verità, che ogni giorno si faceva sempre più difficile da trovare. Un libro da divorare, avvincente, impossibile da ignorare.

Recensione “Il paese dei desideri – Il ricordo di Hiroshima” di Hara Tamiki

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Titolo: “Il paese dei desideri – il ricordo di Hiroshima”
Autore: Hara Tamiki
Genere: raccolta di racconti
Luogo e anno di pubblicazione: Giappone, 1949-1951 (pubblicazione dei racconti)

“… Io stavo per morire, poi miracolosamente mi sono salvato e fu come se avessi scoperto un ritmo. Il ritmo affiorava dentro di me e investiva tutto ciò che era fuori da me, trasformandomi in una specie di congegno che un secondo prima era incandescente e un secondo dopo si congelava. 
Raccolsi un violino precipitato al suolo, mi misi a suonare e a camminare, ma il mio spirito era agitato e rallentò, defluí in preda agli spasmi, si disperse in tutte le direzioni. Provai a pensare alla poesia. Per me la poesia è… “La poesia è una fitta al cuore, la parola ‘confusione’ scritta con tratti leggeri da mano tremanti”, ma per me la poesia è… “La poesia non ci precipita nei sentimenti, è la volontà che ci spinge a scalare le vette più impervie”, e vago all’infinito, in questo mare di esseri umani. È stato l’impeto a farmi pensare di aver scoperto qualcosa? Sono stati gli spasmi a indicarci questo cammino senza meta? Ancora procedo a tentoni tra i resti di un’epoca primitiva.”

(Dal racconto “Requiem”)

TRAMA
Pubblicati tra il 1949 e il 1951, questi racconti ambientati nel secondo dopoguerra e nel Giappone, reduce dalla bomba atomica di Hiroshima, sono incentrati sulla situazione psicologica dell’autore, comune a molti intellettuali del tempo, che andava dall’ansia ai sensi di colpa.
Vengono rinvenuti dei piccoli stralci di memoria che però non sono per niente d’aiuto al fine di poter riequilibrare la situazione ed è impossibile riprendere la vita di prima dei tragici eventi che hanno sconvolto il mondo.
In questi racconti, tutti completamente biografici, e soprattutto in uno di essi, “Sulle rive di una morte meravigliosa”, troviamo una sorta di presagio, in quanto vi è la presenza di un uomo che cerca di ritrovarsi un nuovo inizio e di una donna, che in punto di morte si rivela sempre più bella.
Questo libro si può considerare come un “testamento”, in quanto viene anticipato il suicidio dell’autore.

AUTORE
Hara Tamiki è uno scrittore nato nel 1905 a Hiroshima. La sua carriera da scrittore professionista iniziò nel 1935.
Fu uno dei pochi sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima, non a caso, le sue opere principali appartengono tutte alla letteratura della bomba atomica.
La sua opera principale, “Hatsu no Hana” (Fiori d’estate) viene completata nel 1946 ma non viene pubblicata fino all’anno successivo.
L’ultima opera, “Shingan no Kuni” (Sulle rive di una morte meravigliosa), può essere vista come un testamento dell’autore, infatti, Hara Tamiki morirà suicida nel 1951 e tra le sue motivazioni, vi può essere lo stato mentale, che si è aggravato con l’inizio della guerra in Corea.

PARERE PERSONALE
Non sono una grandissima lettrice di letteratura asiatica, soprattutto quella giapponese.
Il libro non mi ha entusiasmata un granché, lo ammetto: leggere tutto quel senso di colpa, mischiato ad ansia e paranoia non mi ha fatto star bene psicologicamente.
Ho deciso di dare tre stelline su cinque solo per il periodo storico scelto, che non sempre viene raccontato a dovere e che merita di avere qualche scrittore che ne parla.

W W W Wednesday #12

Salve lettori e bentornati sul blog!
Eccezionalmente per questo mese troverete online il W W W Wednesday per due mercoledì, in quanto devo recuperare un po’ di arretrati che non sono riuscita a pubblicare per tutto il mese scorso.
Vi lascio le domande per interagire assieme a me:

What are you currently reading? -> Cosa stai leggendo?
What did you finish reading? ->Cos’hai appena finito di leggere?
What do you think you’ll read next? -> Cosa pensi che leggerai dopo?

What are you currently reading?
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Ieri sera ho iniziato “La giostra dei fiori spezzati” di Matteo Strukul, un thriller storico ambientato nella meravigliosa Padova, la città dove ho studiato in questi ultimi anni. Sono solo all’inizio di questo libro, ma per ora la lettura procede molto bene… Non vedo l’ora di parlarne al meglio in una recensione!

What did you finish reading?
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L’ultimo libro che ho finito è “Wonder” di R.J. Palacio, da cui è stata tratta la meravigliosa versione cinematografica che è uscita a Natale… Ho adorato entrambi e presto troverete online la recensione del libro, che consiglio a tutti quanti dal momento che è una storia meravigliosa e molto attuale!

What do you think you’ll read next?
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Il prossimo libro che leggerò sarà “Aristotle and Dante discover the secrets of the universe”, un libro che volevo leggere da un sacco di tempo! Non vedo l’ora, soprattutto perché ho sentito molte recensioni positive nel mondo di Booktube che mi hanno spinto a comprare questo libro!

Ritorno online!

Ciao a tutti,
è un periodo un po’ particolare e allo stesso tempo intenso quello che sto passando, ma vi annuncio con gioia che da lunedì 11, il blog tornerà online!
Tra questo post e l’ultimo articolo che ho pubblicato è passato più di un mese con alti e bassi e tante cose da fare; non vedo l’ora di tornare a scrivere… quindi, aspettatevi per tutto questo periodo molti post.

Mi scuso con tutti coloro che mi stanno seguendo qui sul blog, sono sicura che tornerò con tante novità!

Ci vediamo lunedì!

Pensieri…

“La felicità può essere trovata, anche nei tempi più bui, se ci si ricorda solo di accendere la luce”.

(“Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban” – J.K. Rowling)

Talvolta nella nostra vita, perdiamo alcune persone con le quali abbiamo fatto una parte del nostro cammino. Allora, sentiamo l’esigenza di rallentare per assaporare fino in fondo le emozioni che percepiamo: sono quelle che ci invitano a rifugiarci nei nostri pensieri più che nelle parole.

Le parole possono aiutare ma non sempre. Ed è quello che mi sta accadendo ora: adesso ci sta pensando la musica a tirarmi su, ma lo spazio per i libri (seppur ridotto) c’è sempre… la lettura di qualche capitolo di un libro a giornata finita e sotto le coperte, aiuta a metabolizzare il tutto, ma mai come l’affetto di quelle persone pronte per un abbraccio o per una parola di conforto.

Quindi, se ultimamente non sono attiva col mio sito, vi devo chiedere scusa… tornerò presto.

Vi abbraccio,

la vostra Lettrice Sognatrice.

Recensione “A study in Charlotte” di Brittany Cavallaro

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Titolo: “A study in Charlotte”
Autore: Brittany Cavallaro
Genere: Young Adult, Mystery
Luogo e anno di pubblicazione: Stati Uniti d’America, 2016

“We weren’t Sherlock Holmes and John Watson. I was okay with that, I thought. We had things they didn’t, too. Like electricity, and refigerators. And Mario Kart.”

TRAMA
Jamie Watson, è un ragazzo a cui viene indirizzata una Borsa di Studio per la pratica del rugby nella scuola di Sherringford, ma lui non ne vuole affatto sapere. Non c’è solo quella complicazione nella sua vita: a Sherringford c’è anche Charlotte Holmes, la pronipote di Sherlock Holmes da cui non ha preso solo il genio ma anche il suo carattere.
Dal giorno in cui si incontreranno, sembra che fra i due nasca più una questione di rivalità che di amicizia, fino a quando uno studente del collegio muore per circostanze sospette: Jamie e Charlotte vengono sospettati di omicidio.
Ecco una storia allo stesso tempo divertente e piena di colpi di scena:questo libro è il primo di una trilogia che è pronta a regalare continui momenti di suspence.

“The two of us, we’re the best kind of disaster. Apples and oranges. Well, more like apples and machetes.”

AUTORE
Brittany Cavallaro è una scrittrice e poetessa americana nata nel 1986.
Ha debuttato nella scrittura con una raccolta di poesie, “Girl-King”, uscita nel 2015.
È celebre negli Stati Uniti per la trilogia dedicata a Charlotte Holmes, i cui libri sono “A study in Charlotte”, “The last of August” e “The case for Jamie”, quest’ultimo uscito a Marzo di quest’anno.
Al momento il libro non è stato tradotto in italiano, ma i diritti di traduzione dei tre libri sono stati venduti in Brasile, Germania, Giappone e Francia.

“I didn’t bother to ask how she knew. She was a Holmes.”

PARERE PERSONALE
La storia narrata è molto divertente, piena di sorprese e colpi di scena.
L’unica pecca sta nella distribuzione dei capitoli, che a mio parere sono troppo lunghi. A parte questa mia opinione, ho trovato il libro molto originale e divertente… fosse per me, il personaggio di Charlotte Holmes meriterebbe di essere portato sullo schermo!
Spero di leggere gli altri due capitoli al più presto, muoio dalla voglia di leggerli!

Trovate il booktrailer qui: