Intervista a… Matteo Strukul

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Matteo Strukul nasce a Padova nel 1973, dove vive tuttora ed è uno scrittore italiano.
Ha all’attivo cinque romanzi, due biografie musicali e una trilogia di romanzi storici, “I medici” (edita da Newton Compton Editori) che ha avuto un grandissimo successo di vendite e che è in corso di traduzione in varie lingue.
Ha fondato il movimento letterario “Sugarpulp” ed è il direttore artistico dell’omonimo festival culturale che si tiene ogni anno tra Padova, Rovigo e il Polesine dal 2011.

Ho avuto il piacere di intervistare Matteo in un freddo pomeriggio di Gennaio, durante un simpaticissimo firma copie che si è tenuto a Padova, in una libreria aperta da pochissime settimane e che è gestita da alcuni miei amici. Insieme, abbiamo avuto modo di fare una piacevole chiacchierata, andando a parlare della trilogia, della sua carriera e di tanto altro ancora… Volete sapere com’è andata? Leggete l’intervista!

Come mai hai deciso di scrivere sulla famiglia dei Medici?
C’erano molti saggi sulla famiglia dei Medici ma pochissimi romanzi, ancor meno per la verità,  erano stati dedicati alla figura di Cosimo il Vecchio e di Lorenzo il Magnifico e pochissimi da autori italiani;  paradossalmente, i romanzieri italiani raccontano poco la storia della famiglia più importante del Rinascimento e una delle famiglie più importanti della storia.  Quindi c’era in qualche modo una lacuna, vogliamo definirla così, o comunque insomma, una mancanza; siccome, come “lettore” vorrei leggere le storie che non trovo e ho la fortuna di essere anche un romanziere, a questo punto me le scrivo, sperando che naturalmente possano piacere ai lettori. Ho sempre trovato “bizzarro” che i romanzieri italiani non avessero dedicato una trilogia su una famiglia così importante e così in grado di esprimere la nostra grande verità storica e culturale come italiani. Purtroppo l’Italia è il paese  che più del culto della memoria, ha il culto dell’ oblio, e per questo mi sembrava giusto provare un po’ a “rattoppare” questa piccola falla che c’era nell’analisi sgangherata dell’Italia.

Hai trovato qualche difficoltà nel fare ricerche per il libro?
Difficoltà no. Però diciamo che è stato sicuramente molto complesso. Nel senso che ho dedicato due anni di ricerca senza aver scritto una riga di questi tre romanzi, più un altro anno, altri sedici mesi, per scriverli tutti e tre, quindi alla fine sono più di tre anni di lavoro complessivo. Lo studio è passato attraverso le storie fiorentine di Niccolò Machiavelli, attraverso la “Storia d’Italia” di Francesco Guicciardini e attraverso tantissime altre monografie. Di alcune di queste ne parlo nelle note dell’autore alla fine di ciascun libro, penso alla monografia di Caterina de’ Medici , piuttosto a quella di Honoré de Balzac… quindi, insomma tantissimi testi che, in qualche modo, hanno trovato, come dire, spazio e che sono stati fondamentali per l’ossatura della trilogia, sia in fatti storici sia in termini di interpretazione di quella che è un po’ la Forma Mentis della donna rinascimentale.

Cosa ti ha portato a diventare scrittore?
Mi ha portato a diventare scrittore il fatto che amavo disperatamente la lettura. L’ho amata da quando nemmeno ero in grado di leggere, però il mio primo libro è stato l’ Illiade e da lì non è più finita, cioè, il mio grande amore per Omero e per l’Illiade in particolare, il grande amore tra Ettore e Andromaca, per esempio, il duello tra Ettore e Achille, questo personaggio troiano, un grande guerriero ma che in qualche modo sa che verrà sconfitto da una sorta di “Dio” perché poi Achille è vulnerabile… Insomma, erano storie straordinarie, oppure penso all’Eneide e alle armi di Enea fatte realizzare da Venere che prega Vulcano o Efesto,  che occupava una fucina  in una grotta sotto al mare; insomma, quando vivi come lettore immagini di questo tipo, non puoi non sperare di essere in grado di diventare un giorno uno scrittore. Credo che alla fine nutrire questa grande passione per la lettura che avevo, abbia portato poi a un certo punto a elaborare un mio mondo narrativo che, come dire, si è incarnato inizialmente ne “La ballata di Mila” che era profondamente legata al Veneto.  Esprimeva già una tendenza: quella di avere dei grandi personaggi femminili all’interno delle mie storie e poi al di là, insomma, alla fine, da Mila a Caterina, poi il cerchio si chiude, nel senso che alla fine Caterina è un altro grande personaggio femminile, storico, realmente esistito. Credo che raccontare i personaggi femminili sia stato uno dei miei grandi desideri che avevo come romanziere perché mi sembravano un po’ poco raccontati dagli autori italiani. C’è sempre questa spinta, la volontà di raccontare le storie che non trovo nella letteratura italiana fin dal primo romanzo, perché in effetti, anche il personaggio di Mila, è un personaggio poco rassicurante, non è un’investigatrice, è una killer, è una donna che ha subito delle violenze narrabili, quindi insomma, mi è sempre piaciuto provare a scrivere la storia che mancava. Ma nasce tutto da un’esigenza di lettura di quella storia, e quindi credo che alla fine la volontà di diventare scrittore è legata a essere un grande lettore!

Oltre a essere uno scrittore, sei anche un lettore. Che lettore sei?
Ecco, appunto. (Ride) Beh allora, sono un lettore cresciuto con la letteratura quella che diremmo, per ragazzi, secondo me la grande letteratura di punta. Quindi, da Stevenson a Dumas, da Salgari a Gautier, a Dostoevskij, a Schnitzler, non so… Omero, come ti ho detto, poi insomma, veramente, la storia è infinita…e quindi, diciamo, mi piace leggere davvero di tutto, poi, chiaro, mi piace leggere soprattutto quegli autori che sono in grado di “creare dei mondi”, e io spesso cerco di essere un autore che crea un mondo con le proprie storie.

Capita a tutti noi di avere dei libri che rimangono impressi nei nostri ricordi. Mi dici tre libri che ti sono rimasti impressi nel cuore e che senti di consigliare ai lettori del blog?
Ti direi… “La chimera” di Sebastiano Vassalli, “Il Profumo” di Patrick Süskind e “La regina Margot” di Alexandre Dumas.

Ci consiglieresti qualche serie tv e perché ce la consiglieresti?
Sono un grande appassionato di serie tv di ambientazione storica, quindi sicuramente “I Tudors” (con Johathan Rhys-Meyers), che racconta la grande epopea della dinastia Tudor. Poi, “Vikings”, che invece racconta dei Vichinghi, una storia pubblicata dalla BBC. Poi perché no, “I Medici” che secondo me è stato un bellissimo esempio di fiction storica ma che ha soprattutto il merito di essere una co-produzione italo-americana. Poi “Black Sins”, che è una serie che mi piace molto, che è di fatto il prequel, quindi ciò che arriva prima de “L’isola del tesoro”, cioè come Lord John Silver arriverà a scoprire dov’è nascosto il tesoro di Flinter, eccetera, eccetera… e un’ultima serie, più di nicchia, più di culto, che è “Banshee – La città del male”, una serie di quattro stagioni, pulp, violentissima, con la mafia Amish, con un ex-killer, ladra, eccetera, eccetera, con un falso sceriffo, che in realtà è appena uscito di galera, insomma, una serie tv che va vista perché è sorprendente fin dall’inizio.

Il 2017 è incominciato da pochi mesi: cosa ti aspetti da quest’anno?
Allora, è difficile aspettarsi qualcosa di più del 2016, perché, francamente, il 2016 è stato un anno pazzesco! (ride) Però, spero di continuare in questo modo, che “I Medici” continuino a funzionare e soprattutto che i miei lettori continuino ad appassionarsi alle mie storie. E spero di mantenere la creatività viva, insomma, arriverà qualcos’altro per il 2017, ci stiamo lavorando ma non possiamo dire nulla!

RINGRAZIAMENTI
Colgo l’occasione per ringraziare Matteo Strukul per il tempo che mi ha dedicato e per la pazienza che ha avuto nel rispondere alle domande. È stato un onore intervistarti!
Inoltre, mi piacerebbe ringraziare dal più profondo del cuore i miei amici Tiano e Silvia, gestori della libreria Ubik di Padova. Se sono riuscita a scrivere questa emozionante intervista, è anche merito vostro! Grazie ragazzi, siete due librai molto speciali e il lavoro prezioso che fate è molto importante per il settore dell’editoria!

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