Giornata della Memoria – Per non dimenticare

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Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

Comincia così, con questa poesia, “Se questo è un uomo”, un libro considerato una “pietra miliare” della letteratura della Seconda Guerra Mondiale, scritto da Primo Levi.

Oggi, nel ricordare l’anniversario dell’abbattimento dei cancelli dei campi di concentramento di Auschwitz, avvenuto il 27 Gennaio 1945, insieme ad altre blogger abbiamo deciso di ricordare la “Giornata della Memoria”. E per commemorare questo evento molto importante per la storia dei nostri tempi, volevo parlarvi di una figura molto importante per la Letteratura Italiana: Primo Levi.

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Primo Levi nasce nel 1919 da una famiglia Ebraica.
Dopo gli studi al Ginnasio, decide di iscriversi ad un corso di laurea in Chimica all’ Università di Torino, laureandosi nel 1941 con lode. Dopo la laurea, ottiene degli impegni di scarso valore e nel corso della Seconda Guerra Mondiale si unisce ad un gruppo di Partigiani. Nel 1943, viene arrestato dai fascisti della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e trasferito prima ad Aosta, e poi successivamente nel Campo di Concentramento di Carpi-Fossoli, in provincia di Modena.
L’anno dopo, nel 1944, viene deportato dai tedeschi nel più grande Campo di Concentramento dell’era nazista, il Campo di Concentramento di Auschwitz, una cittadina nell’Alta Slesia, in Polonia. Dopo un anno passato a lottare e a sopravvivere allo sterminio, nel giugno del 1945 viene liberato dalle truppe sovietiche dell’Armata Rossa. Ed è da questa esperienza che nasce quella che viene considerata la sua opera più significativa: “Se questo è un uomo”. Dopo questa esperienza, Levi trascorre alcuni mesi in un campo di transito e rientra nel nostro paese dopo un lungo viaggio in Europa Orientale. Di questo ritorno a casa se ne occupa nel secondo libro, “La tregua”. Una volta rientrato in Italia, trova un lavoro in una ditta di vernici e si occupa della stesura di “Se questo è un uomo”, che viene pubblicato nel 1956, un’opera che ottiene un grande successo e che viene tradotto in inglese, francese, tedesco e olandese.
Sette anni dopo, arriva un altro successo, con “La tregua”, e con questo Levi vince la prima edizione del premio Campiello.
Dopo un trentennio di lavoro in fabbrica ed entrato nell’età della pensione, Levi rientra nella scrittura, con la pubblicazione dell’autobiografia “Il sistema periodico” (1975). Seguono poi “La chiave a stella” (1978) col quale vince il premio Strega e “Se non ora quando” (1982), col quale vince una seconda volta il premio Campiello.
Nel 1986 pubblica la sua ultima opera “I sommersi e i salvati”, nel quale testimonia un’altra volta la barbaria nazista, malgrado la sua dimostrazione di fiducia nella natura umana.
Muore suicida nel 1987.

Lo scorso anno accademico, per il programma di Letteratura Italiana, mi era stata assegnata la lettura di “Se questo è un uomo”, e mentre leggevo il libro mi sono imbattuta in due citazioni che mi hanno davvero colpita e rimarcano due aspetti fondamentali della vita nei campi di concentramento: la perdita dei ricordi e dell’identità.

“Noi sappiamo che in questo difficilmente saremo compresi, ed è bene che così sia. Ma consideri ognuno, quanto valore, quanto significato è racchiuso anche nelle più piccole nostre abitudini quotidiane, nei cento oggetti nostri che il più umile mendicante possiede: un fazzoletto, una vecchia lettera, la fotografia di una persona cara. Queste cose sono parte di noi, quasi come membra del nostro corpo; né è pensabile di venirne privati, nel nostro mondo, ché subito ne ritroveremmo altri a sostituire i vecchi, altri oggetti che sono nostri in quanto custodi e suscitatori di memorie nostre.”

 

“Häftling: ho imparato che io sono un Häftling. Il mio nome è 174 517; siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro.
L’operazione è stata lievemente dolorosa, e straordinariamente rapida: ci hanno messi tutti in fila, e ad uno ad uno, secondo l’ordine alfabetico dei nostri nomi, siamo passati davanti a un abile funzionario munito di una specie di punteruolo dall’ago cortissimo.
Pare che questa sia l’iniziazione vera e propria: solo <<mostrando il numero>> si riceve il pane e la zuppa. Sono occorsi vari giorni, e non pochi schiaffi e pugni, perché ci abituassimo a mostrare il numero prontamente, in modo da non intralciare le quotidiane operazioni annonarie di distribuzione; ci son voluti settimane e mesi perché ne apprendessimo il suono in lingua tedesca. E per molti giorni, quando l’abitudine dei giorni liberi mi spinge a cercare l’ora sull’orologio a polso, mi appare invece ironicamente il mio nuovo nome, il numero trapunto in segni azzurrognoli sotto l’epidermide.”

Nel ringraziarvi per la visita e per la lettura di questo nuovo post, vi invito a seguire gli altri siti che hanno deciso di partecipare a questo Blogtour:

http://bookishgirl86.blogspot.it Recensione del film “Il bambino con il pigiama a righe”

http://leparolesegretedeilibri.com Recensione del libro “Il fabbricante di giocattoli”di Liam Pieper

http://athousandlivesbooks.blogspot.it Recensione del film “Schindler’s list” e approfondimento della figura di Oskar Schindler

http://blogdiunangelocaduto.blogspot.it Nuovi libri/uscite per il Giorno della Memoria

http://www.ilmondodisopra.it Libri che non dimenticano: una lista di libri da leggere vecchi e nuovi che ci portano a non dimenticare

http://everybookhasitsstory.blogspot.it Recensione “Il farmacista del ghetto di Cracovia”

http://cronachedilettriciaccanite.blogspot.it Recensione “Dimmi chi sono” di Julia Navarro

http://ilmondooltreunlibro.wordpress.com Poesia, approfondimento e piccolo pensiero con “C’è un paio di scarpette rosse”

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